Telelavoro - Cos’è il Telelavoro - Parte 1
Conosciuto nei paesi di lingua inglese come Telework o Telecommute, il telelavoro è una realtà che si va affermando progressivamente anche in Italia e che tende ad uscire dalla ristretta cerchia di interesse dei soli addetti ai lavori, per interessare in modo crescente la pubblica opinione. Si tratta di un fenomeno innovativo strettamente legato allo sviluppo delle tecnologie informatiche e, come tale, in continua evoluzione. Il telelavoro presenta molteplici aspetti e influisce su campi diversi dell’attività umana (economia, diritto, ambiente, società). Per questi motivi è difficile fornire una definizione univoca di telelavoro, ma si possono avere molteplici definizioni ciascuna delle quali presenta particolari sfumature di significato. Tra le definizioni più conosciute di telelavoro coniate dagli esperti in questi ultimi anni troviamo le seguenti:
1. “un modo flessibile di lavorare applicabile ad un’ampia gamma di attività lavorative, che consiste nello svolgere il lavoro per una percentuale di tempo significativa in un luogo diverso da quello del datore di lavoro o del posto di lavoro tradizionale. Il telelavoro può essere effettuato sia a tempo pieno che a tempo parziale. Il lavoro si basa in gran parte sull’elaborazione elettronica dell’informazione, e quindi sempre sull’uso della telecomunicazione per mantenere in contatto il datore di lavoro ed il lavoratore.” (Gray, Hodson e Gordon, Teleworking Explained, John Willey and Sons, Chiester, 1993);
2. “qualsiasi attività svolta a distanza dalla sede dell’ufficio o dell’azienda per cui si lavora, quindi anche senza ricorrere a strumenti telematici” (Domenico De Masi, Sociologo);
3. “una forma di lavoro effettuata in luogo distante dall’ufficio centrale o centro di produzione e che implichi una nuova tecnologia che permetta la separazione e faciliti la comunicazione.” (Organizzazione Internazionale del Lavoro di Ginevra);
4. “qualsiasi attività alternativa di lavoro che faccia uso delle tecnologie della comunicazione non richiedendo la presenza del lavoratore nell’ambiente tradizionale dell’ufficio” (Martin Bangemann, Commissario Europeo);
5. “lavoro a distanza svolto con l’ausilio delle tecnologie telematiche” (Francesco Fedi, Fondazione Ugo Bordoni);
6. “prestazione flessibile di lavoro personalizzato nei servizi telematici” (Vittorio Frosini, Giurista);
7. “prestazione di chi lavori con un videoterminale topograficamente al di fuori delle imprese cui la prestazione inerisce” (Gino Giugni, Giurista);
8. “modalità flessibile di lavoro a distanza, svolto utilizzando mezzi informatici e di telecomunicazione per una sistematica interazione con l’azienda o l’ente” (Francesco Morganti, Databank Consulting);
9. “ogni forma di sostituzione degli spostamenti di lavoro con tecnologie dell’informazione” (Jack Nilles, Jala International);
10. “un’attività si configura come telelavoro qualora siano rispettate le seguenti condizioni:
1. esista una delocalizzazione dell’attività rispetto alla sede tradizionale di lavoro
2. si usino strumenti telematici nello svolgimento del lavoro
3. l’attività svolta a distanza abbia caratteristica di sistematicità
4. esista un rapporto di lavoro basato su un contratto in esclusiva”
Come si può notare, quasi tutte queste definizioni sono accomunate dal fatto di considerare quali elementi imprescindibili del telelavoro l’utilizzo di strumenti informatici e l’esistenza di una certa distanza fisica tra il telelavoratore e la sede dell’impresa, ma presentano aspetti divergenti sotto altri punti di vista. Il problema, consistente nell’individuare una definizione di telelavoratore valida e largamente condivisibile, non è di poco conto. Si pensi, ad esempio, a quanto sia importante definire l’oggetto di indagine nelle statistiche economiche e sociali, oppure a quale tipo di conseguenze possa portare l’introduzione di una certa definizione piuttosto che un’altra nella disciplina legislativa.
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